LO SPETTACOLO: a Teatro c'è Pierfrancesco Favino
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| Piefrancesco Favino |
dal 16 al 20 gennaio 2019
Compagnia Gli Ipocriti Melina Balsamo
presenta
PIERFRANCESCO FAVINO
in
la notte poco prima delle foreste
di Bernard-Marie Koltès
traduzione Crico - Favino
adattamento teatrale Pierfrancesco
Favino
luci Marco D’Amelio
foto Fabio Lovino
sound designer Sebastiano Basile
regia di Lorenzo Gioielli
Per concordare interviste con l’attore
si prega di mettersi in contatto con Paola Manetta 081.7345222 –
24
www.ipocriti.com;
p.manetta@ipocriti.com
PREVENDITA
I biglietti per lo spettacolo LA NOTTE
PRIMA DELLE FORESTE saranno venduti al botteghino in prevendita nella
giornata di sabato 12 gennaio dalle ore 16 alle ore 19. Dalle ore 20
del medesimo giorno partirà la vendita online dei biglietti ancora
disponibili sul sito del Teatro Stignani www.teatrostignani.it,
oppure sul circuito www.vivaticket.it
BIGLIETTERIA (Via Verdi n. 1/3 – tel.
0542 602610):
Sabato 12/01/2019 Prevendita biglietti
Biglietteria ore 16-19
Martedì 15/01/2019 Prevendita
biglietti
Biglietteria ore 10-12
Mercoledì 16/01/2019 I recita ore 21
Biglietteria ore 19-21
Giovedì 17/01/2019 II recita ore 21
Biglietteria ore 19-21
Venerdì 18/01/2019 III recita ore 21
Biglietteria ore 19-21
Sabato 19/01/2019 IV recita ore 15.30
Biglietteria ore 14-15,30
V recita ore 21
Biglietteria ore 19-21
Domenica 20/01/2019 VI recita ore 15,30
Biglietteria ore 14-15,30
durata 1 ora e 15 minuti
Lo spettacolo
Nella notte poco prima delle foreste,
poco prima del punto di non ritorno della nostra umanità, poco prima
della fine del mondo, un uomo, uno straniero, un estraneo, un diverso
che ha tentato in tutti i modi di diventare un eguale, ferma nella
pioggia un ragazzo, che sembra un bambino immacolato: è uno
straniero che parla in queste pagine. Il suo racconto ci porta in
strade e in luoghi misteriosi. Come un prestigiatore, l’uomo fa
comparire storie di donne, di angeli incontrati per caso, di violenze
e di paura di ciò che non conosciamo.
L’intelaiatura di quest’opera è un
paradigma straordinario, un testo fluentissimo e irto nella sua prosa
vertiginosa, aliena da punteggiatura ferma, tutta pervasa di
anacoluti e biasimi come un romanzo-pamphlet di Céline. I temi
assoluti di questo autore prematuramente scomparso a quarant’anni
affiorano in una comunicazione per voce solista, un poema
teatralissimo che sconta i problemi dell’identità, della moralità,
dell’isolamento, dell’amore non facile.
Bernard-Marie Koltès, “il desperado
gioioso”, drammaturgo francese morto di AIDS nel 1989, è l’autore
di questo testo allarmante, bello e misterioso. Pierfrancesco Favino,
con la sua presenza e la sua voce, racconta al pubblico di un corpo
estraneo che non riesce a trovare il suo posto nella società, e che
urla il proprio bisogno di amore, tolleranza, accettazione.
Note di regia
Qualunque cosa aggiunga e qualunque
tentativo di spiegare cosa l’estraneo dice al giovane farebbe un
torto a Koltès, a Favino e al pubblico. Le piane e corrette parole
che dovrei scrivere servirebbero soltanto a limitare la dolorosa
vastità dell’interprete e a minimizzare la sconcertante bellezza
del testo.
Altra cosa, da regista, è dare una
forma a tale evento. Questa forma non è una creazione, come per
l’autore e l’attore. La regia de “La notte” riguarda soltanto
il portare alla luce tutto quello che si è compreso dell’abbagliante
e umanissima bellezza che si è avvertita, e che quindi si è aiutato
a comprendere, sia dell’attore che del testo. Anche se tracciare
una linea di confine fra i due, a questo punto delle prove, è
francamente uno sterile esercizio intellettuale. Depurare ed esaltare
l’esistente, quindi, non aggiungere sovrastrutture espressive non
necessarie.
Altro imperativo categorico di questa
formalizzazione è l’assoluta comprensibilità per il pubblico. Non
solo da un punto di vista logico ma per un più completo
riconoscimento emotivo dell’evento a cui si assiste.
Per raggiungere questi scopi, alla
regia sono necessari calore, obiettività e ascolto, non
necessariamente in questo ordine. Sono altamente sconsigliati cinismo
ed egotismo, in quanto fattori inquinanti e ingannatori. Bisogna
esercitare l’autenticità del proprio sguardo perché generi
l’autenticità dello spettacolo. Per tutto il resto, il pubblico è
re.
Lorenzo Gioielli
Note dell’attore
Mi sono imbattuto in questo testo un
giorno lontano, mi sono fermato ad ascoltarlo senza poter andar via e
da quel momento vive con me ed io con lui.
Mi appartiene, anche se ancora non so
bene il perché.
È uno straniero che parla in queste
pagine.
Non sono io, la sua vita non è la mia
eppure mi perdo nelle sue parole e mi ci ritrovo come se lo fosse.
Il suo racconto mi porta in strade che
non ho camminato, in luoghi che non ho visitato.
Come un prestigiatore fa comparire
storie di donne, di angeli incontrati per caso, di violenze e di
paura di ciò che non conosciamo.
Forse è anche a questo che serve il
Teatro e mi auguro di riuscire a portarvi dove lui porta me.
Questo spettacolo nasce da una promessa
che non avrei in nessun modo tradito fatta a una donna che di Teatro
si è nutrita e che ha nutrito il Teatro.
La produttrice di “Servo per due“,
la mia amica testarda e coraggiosa, quella che aveva sempre l’ultima
parola, quella che si è fidata di me.
La mia amica si chiama Melina Balsamo e
questo spettacolo è per lei.
Pierfrancesco Favino



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